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New York, la mela che vorrei magiare.
E’ stato amore a prima vista, sin dal primo momento in cui ho messo piede in questa grande città: New York, la città dei sogni, delle speranze e dei desideri di tantissime persone, era davanti a me.
La prima vacanza nella grande Mela fu nel 2006: era l’anno del 25° anniversario di matrimonio dei miei genitori e quale miglior modo se non quello di festeggiarlo in una città come questa, addobbata di luci e colori per l’8 di Dicembre, dove l’attesa per il Natale ha un sapore tutto particolare.
Fu un viaggio piuttosto breve: cinque giorni non furono sufficienti per assaporare la grande Mela in tutta la sua bellezza. Quest’anno, a distanza ormai di diversi anni, ho avuto l’occasione per tornarci, invitata da una mia amica che voleva trascorrere dieci giorni nella città di Bethlehem (Pennsylvania), a due ore da New York, per andare a trovare un nostro compagno del liceo. E’ vero che le distanze tra le città negli USA non sono minimamente paragonabili a quelle italiane, infatti quando mi dissero che per un americano due ore di macchina per andare a New York sono poca cosa, non ne rimasi sorpresa e anche per questo motivo, ma soprattutto per quello che ho detto all’inizio, quando mi venne fatta la proposta non ci pensai due volte: dovevo tornarci.
Pensare a New York come alla città dei sogni, la città dove ognuno di noi vorrebbe vivere, può sembrare scontato e allo stesso tempo utopico: tuttavia per me New York rappresenta la città che, più di ogni altra, rispecchia la mia persona e sinceramente non mi dispiacerebbe l’idea di viverci per qualche anno.

Il problema di una metropoli grande come questa è che non puoi arrivare là impreparato: è necessaria una programmazione, precisamente un planning, che scandisca minuziosamente il tempo a disposizione, onde evitare di perdersi qualcosa. Dieci giorni a New York possono sembrare tanti, ma bisogna sapere prima cosa si vuol fare, cosa vedere e visitare, perché perdersi è un attimo. Il consiglio che posso dare è quello di dividere la città per quartieri e dedicare dall’uno ai due giorni per ognuno di essi, mettendo bene a fuoco le cose che per voi possono essere di maggiore interesse. Partendo da una tipica american breakfast, a base di bacon, uova e pancakes, non si può andare a New York senza cominciare il tour dalla mitica Times Square, emblema di tutti i Capodanni mondiali. Si prosegue poi con una visita alla Public Library, finendo la mattinata con una visita all’ONU. Nel pomeriggio si prosegue con una passeggiata a Central Park, passando per il museo di storia naturale. Manhattan viene da tutti considerata il cuore della città, ma ciò che molti non sanno è che Brooklyn sta diventando, in un certo senso, la nuova Manhattan: sempre più persone infatti decidono di trasferirsi in questo quartiere e l’incremento di affluenza l’ha reso il nuovo ritrovo per giovani e adulti, con vie piene di locali e buoni ristoranti che permettono di passare una piacevole serata in compagnia. Questo è il motivo per cui consiglio caldamente di farci un salto: per i più pigri c’è la possibilità di raggiungere la zona in metro o autobus, ma non può mancare una passeggiata lungo il ponte; la vista non deluderà le vostre aspettative. Brooklyn è il tipico quartiere dove è possibile assaporare la vecchia e tradizionale New York, senza grattacieli o grandi magazzini, ma semplicemente la buona vecchia America, con quartieri un po’ retrò ma sicuramente più caratteristici. Ovviamente non si può arrivare a New York senza pensare allo shopping: la Fifth avenue non è certamente la strada, economicamente parlando, più adatta per fare grandi spese tuttavia, ovunque ti trovi, a New York riesci a trovare ciò di cui hai bisogno. È questo che amo della grande Mela: versatile, adatta ad ogni esigenza, e soprattutto location dei più bei film mai girati: ovunque ti giri puoi riconoscere un luogo che hai già visto attraverso gli schermi ed è come ritrovarsi all’interno di un set cinematografico. Insomma New York è sicuramente una meta che consiglierei, perchè una volta vista, è difficile non innamorarsene.


Valeria Alboni


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