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ITALIA: la fuga dei cervelli che parte dal test d'ammissione
Quando parliamo dell’Italia come di un paese senza futuro non ci sbagliamo affatto. Già, perché in quale altro paese del primo mondo esistono tanti "inghippi" per la costruzione del futuro dei giovani?
In quale altro paese un giovane di vent’anni si ritrova a non sapere nemmeno quali studi porterà avanti per l’anno a venire?
In quale altro paese un ventenne è costretto a cambiare percorso e a soffocare i suoi sogni ogni giorno?
Tutto questo accade qui, nella nostra città, nella nostra Italia, la nazione che tanto si vanta di essere ricca di storia e cultura ma che quasi mai ha pensato a quanto sia inutile conservarla nel cassetto.
Siamo passati in poco tempo dal paese governato dai parolai, a quello governato dai tecnici che sanno fare bene i conti ma che poco hanno a che fare con la politica "chiacchierata" dai cittadini. Abbiamo un bel da dire "diamo il paese ai giovani", ma ora quali sono i giovani a cui si può dare il paese?
Quali sono i giovani competenti che hanno inseguito il sogno della politica e che possono definirsi competenti per un cambio di rotta?
Quanti dei giovani italiani scelgono scienze politiche, inseguendo davvero il sogno della politica e quanti, invece, sono capitati in tale facoltà per caso, solamente perché non è a numero chiuso?
Torniamo qui dunque, al numero chiuso. Cosa sono ora i sogni dei giovani di fronte al numero chiuso?
Quel tanto negativo numero chiuso impostato sui test che abbiamo preso dagli anglosassoni. Siamo bravissimi a copiare cosa c’è di più negativo dalle nazioni estere! Ormai siamo un pout-pourri di negatività che ci sta portando al tracollo sociale.
E questo pout-pourri non si può cambiare: o si cambia paese, o si cambia sogno. Perché in Italia può sognare solo un numero chiuso di persone.
Se ci sono i paesi delle proposte e delle possibilità, il nostro si può definire l’esatto contrario di questi. Siamo il paese delle mancate proposte e delle mancate possibilità.
Siamo il paese delle imposizioni passive, il paese in cui non sono altri uomini che ti segano le gambe, ma se non hai la fortuna di superare il test d’ammissione per la facoltà che sogni di fare, te le devi segare da solo. Ci sono facoltà, come quella di medicina, nelle quali all’aspetto tecnicoscientifico bisogna unire, e non in bassa misura, quello umano.
Quando ci renderemo conto che dal test d’ammissione questo aspetto non viene valutato?
Quando ci renderemo conto del fatto che vengono lasciate fuori ogni anno da facoltà che dettano una grandissima rilevanza sul futuro della nostra nazione migliaia di persone potenzialmente di gran lunga migliori di altre che per due numeri sono riuscite a superare il test?
Credo che ce ne renderemo conto quando ormai ci saranno due "Italie": quella dei sogni soffocati rimasta nella penisola e quella dei sogni realizzati che è fuggita a concretizzare le proprie idee in altri paesi.


Giacomo Baraldi


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