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RACCONTO HORROR PER LA NOTTE DI HALLOWEEN
I solenni rintocchi della vecchia cattedrale avevano già annunciato la mezzanotte, l’aria era spessa e pesante e una strana quiete simile alla morte pervadeva la natura.
Gli olmi muovevano pesantemente le foglie che, una volta cadute a terra, si fermavano inerti, in balia della gelida brezza che soffiava quella notte d’autunno.
A Novgorod la cattedrale non era ancora stata riparata e la campana dopo aver suonato lasciava sempre un silenzio uguale e ristagnante che impregnava l’aria di noia.
Billy, un ragazzino con i capelli del colore del fuoco, uscì piangendo da casa sua.
Aveva litigato con i suoi genitori, ed era colmo di quella rabbia infantile che si prova a otto anni.
La casa di Billy sorgeva nei pressi del bosco di alberi rinsecchiti che circondavano la città. Billy, arrabbiato come non mai, corse nel bosco, pestando le foglie secche con i nudi piedi graffiati. Billy era uscito di casa d’impulso, non aveva pensato a mettersi qualcosa addosso; aveva solo un vestito striminzito e consumato dal tempo e dall’usura.
Billy poteva sentire gli aghi del freddo sulla pelle. Una lacrima cadde a terra. Billy aveva smesso di piangere e il suo viso corrugato dalla rabbia e rigato dalle lacrime, ora si distendeva in una cupa espressione di spavento.
Si era perso.
Le sue mani aprirono il pugno e distesero le dita, in un atto stanco e lento.
Billy era pervaso dalla paura. Intorno a lui c’erano vecchi alberi simili a spauracchi, che si piegavano come in segno di rispetto verso il cielo senza luna. Le nubi, tinte di un plumbeo grigio, ottenebravano ogni luce proveniente dalle stelle lontane. Billy sentì un passo sulle foglie secche. Poi un altro. Un altro ancora.
Billy non era stupido, per cui iniziò a scappare nella direzione opposta al rumore. Billy soffriva di una debole otite per cui non distingueva le direzioni dei suoni e in più non capiva niente in questa tensione: nel suo incedere stava andando proprio verso i passi.
Oramai era giunto al piccolo laghetto, ma purtroppo inciampò su una radice emersa da quell’umido terriccio fangoso.
Si girò, vide l’orrore e temette per la sua vita.
Un grizzly.
Aveva il pelo nero, e si muoveva elegantemente al soffio del vento.
Gli artigli e i denti erano di un lugubre brillio. Gli occhi, che a Billy sembravano pieni di rabbia, erano colmi fino all’orlo di furia assassina.
Seguendo i suoi animaleschi sensi, il grizzly si lanciò verso il bambino e dopo poco c’era solo lui. Iniziò a piovere.
Le foglie si tingevano di rosso come l’acqua nella quale il giovane corpo morto si stava adagiando.
Il silenzio ricominciò a pervadere l’aria.
La mattina dopo i genitori di Billy lo cercavano già da ore, quando arrivati anch’essi al laghetto videro il cadavere massacrato del loro figlio.
La madre, piangendo si strinse al petto del padre che guardava costernato il lago. Stava nevicando e, i fiocchi di neve si posavano e subito si liquefacevano sul sangue e il corpo freddo di Billy.
Un pianto si levò in cielo e il cadavere del bambino si inabissò, silenziosamente, nel laghetto ristagnante.
L’aria si ricolmò di stanchezza, silenzio e morte.


Riccardo Vezzani


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