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LA MUTUALITA' NELL'ITALIA POST-UNITARIA
Le società di Mutuo Soccorso nacquero, a partire dal Piemonte, prima dell’Unità nazionale. I fenomeni che portarono alla nascita di queste associazioni furono le crisi del settore agricolo, le carestie e le epidemie, che misero in evidenza la necessità del ceto medio basso di unirsi per “resistere”, intrecciando relazioni per offrire un reciproco aiuto. Prima della promulgazione dello Statuto Albertino (1848) infatti, non era riconosciuto il diritto di associarsi, neanche pacificamente, soprattutto per le classi povere. A partire dalla seconda metà dell’800, la mutualità volontaria si propose dunque come forma storica di solidarietà e come strumento di risposta ai bisogni sociali esplicata attraverso le Società di Mutuo Soccorso: istituti di associazionismo economico non profit voluti dai lavoratori. Le società operaie nei primi decenni di vita unitaria italiana non assunsero esclusivamente un ruolo sociale, ma anche politico: il mutualismo e il cooperativismo si presentarono sulla scena politica del tempo come autentiche idee di forza, alternative al capitalismo e al nascente collettivismo. Il contrasto tra liberali e democratici portò l’emarginazione di questi ultimi, voluta da Cavour, che escluse dalle istituzioni la parte più attiva del popolo e della piccola borghesia. I liberali, infatti, non garantivano i diritti civili per le classi popolari che erano riservati alla borghesia. In questa trama, tessuta dai democratici per riprendere l’iniziativa politica nel paese, si inserì l’azione politica svolta dalle società operaie di mutuo soccorso anticipando la nascita dei sindacati e del movimento operaio organizzato. Questa fu la base per la crescita e il rafforzamento delle piccole imprese locali che svolgono tutt’oggi un ruolo fondamentale. La storia politica delle società operaie di mutuo soccorso potrebbe ispirare la ricerca di spazi nuovi nel campo del pensiero e dell’azione di tutti coloro che non intendono rassegnarsi a subire la corrente del tempo dominante. La globalizzazione sta infatti portando a una competizione sempre più spietata da parte delle multinazionali, estenuante per le piccole realtà locali; questo comporta una minor attenzione nei confronti dei lavoratori ai quali viene richiesto un impegno sempre maggiore. Tuttavia la tutela dei loro diritti, che rientra nella visione ottimistica del welfare state, si costruisce attraverso la condivisione da parte dei soggetti che concorrono alla sua realizzazione, dei mezzi dei singoli e soprattutto dei fini perseguiti. In questo ci auspichiamo che la S.O.M.S. possa avere un ruolo attuale e concreto di primo piano.



Samuele Bertani, Francesca Bucci, Simone Daniele, Matteo Magelli, Valerio Mazzelli, Elena Orrea, Giulia Quadrante, Sofia Rovatti e Claudia Zironi


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