| Home | Mappa |
 
 
Ebola: prevenire è meglio che curare, conoscere la malattia come primo passo verso la prevenzione
Ebola: un virus che causa il 70.8% di decessi fra le persone infettate. Dobbiamo temerlo davvero? Per rispondere a questa domanda partiamo dal principio: ebola è un virus comparso per la prima volta nel 1976 in Zaire e Sudan ed il suo nome deriva dall’omonimo fiume che scorre nell’attuale Repubblica Democratica del Congo. Il virus è di provenienza animale ed è stato trasmesso per la prima volta all’uomo tramite l’ingestione di carne infetta di pipistrelli, antilopi o scimpanzè o il contatto con le deiezioni di questi animali.
Dal 1976 a dicembre 2013 il numero di pazienti infetti è stato decisamente limitato perché venivano contagiati villaggi isolati e scarsamente popolati. Recentemente l’epidemia si è diffusa in alcune grandi città di Liberia, Sierra Leone e Guinea, assumendo proporzioni notevoli.
Il contagio avviene per contatto diretto con i fluidi corporei (saliva, sudore, sangue, liquido seminale, …) di un paziente infetto.
Vale la pena sottolineare che nell’ambiente esterno il virus ha un limitatissimo periodo di sopravvivenza di  circa 1-2 minuti e che il contagio non avviene per via aerea, come per molte altre malattie ben più comuni quali influenza e raffreddore. Il periodo di incubazione varia tra i 2 e i 21 giorni dall’esposizione al virus.
I sintomi più comuni riscontrati in tutti i pazienti osservati sono febbre (87.1%), affaticamento (76.4%), perdita d'appetito (64.5%), vomito (67.6%), diarrea (65.6%), mal di testa (53.4%), dolori addominali (44.3%) e solo nel 18.0% dei casi sanguinamento (Ebola Virus Disease in West Africa- The First 9 Months of the Epidemic and Forward Projection, The New England Journal of Medicine, 2014). Venendo ora a quello che si può concretamente fare per arginare la diffusione della malattia in Africa, due sono le precauzioni più importanti da osservare: innanzitutto garantire l’isolamento degli infetti e dei casi sospetti, in secondo luogo intervenire su determinati usi e costumi che favoriscano il contagio.
L’O.M.S. sottolinea come sia importante che sul territorio tutti collaborino per contenere l'epidemia, a partire dalle autorità locali fino ad arrivare alle organizzazioni laiche e religiose che operano sul territorio, adottando comportamenti opportuni per evitare il contagio e segnalando immediatamente eventuali nuovi focolai.
Infatti, non sono rari i casi in cui, per mancanza di fiducia, i malati rifiutano le cure del personale medico occidentale, privilegiando cure più vicine alle loro tradizioni tribali.
Questa diffidenza non è del tutto ingiustificata, essendo stati documentati casi di sperimentazioni sulla popolazione africana da parte di spregiudicate case farmaceutiche.
I costumi più “pericolosi” riguardano i rituali funebri, che prevedono ad esempio che tutti i membri della famiglia si lavino le mani in una vaschetta comune e tocchino la faccia del defunto, e l’alimentazione, che spesso include il consumo di carne di animali selvatici.
Premettendo che il rischio tangibile di una diffusione dell’epidemia nel nostro paese è molto basso, gli esperti consigliano di seguire semplici pratiche di buon senso da applicare nella nostra quotidianità:
lavarsi le mani soprattutto dopo essere stati in luoghi pubblici (metropolitana, treno, autobus,…);
  • lavare spesso gli indumenti;
  • cucinare bene i cibi, in particolare quelli di origine animale;
  • mangiare frutta lavandola e sbucciandola perfettamente.
In ogni caso le categorie di persone che devono prestare maggiormente attenzione al rischio di contagio sono gli operatori sanitari, famigliari stretti e altre persone venute a contatto con il malato. In conclusione, rispondendo alla domanda iniziale, in Italia è inutile alimentare ansie ingiustificate e creare falsi allarmismi, in quanto le tipologie di contagio e il limitato periodo di sopravvivenza riducono le potenzialità di diffusione del virus. Le raccomandazioni sopracitate sono comunque consigliate per la comune prevenzione sanitaria. Dunque possiamo stare tranquilli… a meno ché non si abbia in programma una battuta di caccia nella foresta equatoriale!



Valeria Alboni, Federico Ascanelli, Lucia Barozzi, Tommaso Calzolari, Giulia Ficarra, Martina Girone, Francesco Grandi e Nicolò Tassoni


Torna allo spazio giovani

Provincia di Modena  Comune di Modena