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SCUOLA, MOMENTO DI CRESCITA
Abbiamo occupato il Liceo S.Carlo; lui si è occupato di noi per tanti anni e ora abbiamo provato a ricambiare unicamente con le nostre forze, e tutto è riuscito bene. La cosa più bella è stata vedere ciascuno dei partecipanti mettersi in gioco. Ognuno ha messo in comune i suoi pregi, senza timore del giudizio altrui; ora possiamo dire di essere più di una scuola, siamo una grande classe.
Dobbiamo tanto a chi ha organizzato tutto, a chi ha commesso un atto “illegale”; al preside, che nonostante tutto si è fidato di noi; ai professori che hanno collaborato e hanno tenuto conferenze.
Ringraziamo di cuore ogni “sfattone” che ha parlato almeno una volta con un “fighetto”: abbiamo riscoperto l’essenza di ognuno. Ringraziamo ogni persona che prende il 7 (o addirittura il 6..) in condotta tutti gli anni per qualche cavolata sparata in classe in quei momenti definiti costruttivi da gran parte degli insegnanti, ma che in realtà talvolta non rappresentano altro che la condizione sottomessa dello studente a scuola; forse è questo che vorrebbe la scuola da noi, la lezione frontale in cui lo studente sta seduto sulla stessa sedia per 5 ore.
Questa è la scuola a cui mancano i finanziamenti dello stato e che non si può permettere di costruire laboratori, la scuola che da quest’anno ha le ore di 60 minuti effettivi e che si presenta sempre meno a misura di mente umana. Non c’è voluto tanto a capire che i dibattiti in un liceo classico vengono naturali e genuini; eppure di tempo ufficiale per questi c’è una sola mattina al mese, che dobbiamo addirittura pagare.
La scuola riformata sta reprimendo sempre di più la voglia di fare di ogni studente. Nel nostro caso tutto ciò ci ha caricati come una molla che è saltata in quattro giorni in maniera straordinaria. Si è parlato di tutto, dalla mafia alle frodi elettorali, dalla crisi economica alla guerra. Ognuno dei partecipanti è entusiasta di questi quattro giorni e non può tornare a casa senza dei bei ricordi; può essere il più semplice, quello di una canzoncina, o il più intellettuale, la conferenza sull’economia tenuta da un ricercatore della facoltà di economia di Modena; egli non ha un grosso compenso dallo stato. Forse il suo compenso siamo noi, con la nostra voglia di fare, di metterci in gioco e di migliorare ciò che non funziona ed è volto a non far funzionare noi.
I mezzi adottati forse non sono stati condivisi da tutta la scuola (sono stati condivisi dalla maggioranza degli studenti del San Carlo ottenuta in seguito a una votazione democratica avvenuta all’assemblea d’istituto del 30 novembre 2010), ma di certo dai quattro giorni in cui gli studenti si sono autogestiti nel vero senso del termine, la scuola non può che essere orgogliosa di ciò che di buono (e ce n’è tanto!) ha caratterizzato veramente l’occupazione.
La partecipazione è stata notevole e se si chiedesse ad ogni singolo studente partecipante (300 circa ogni giorno su 515 regolarmente iscritti) cosa si ricorda, siamo certi che non uscirebbe parer negativo.
La nostra lotta non finisce qui. Abbiamo ancora voglia di combattere e fare capire che quattro giorni di dibattiti, graffiti, film e canzoni possono essere altrettanto costruttivi di diverse lezioni frontali da 60 minuti.
Oggi ho 17 anni e non penso di essere completamente maturo, ma penso che il primo modo per creare violenza è infatti quello di non aprirsi a un dialogo e cercare di ricavare giudizi sommari attenendosi a un singolo avvenimento senza ascoltare minimamente le ragioni di chi, come me, cerca solo di farsi un’idea.
Io ho il diritto di dire la mia e ciò non va a ledere il diritto altrui.
Chiudo infine dicendo che la mia protesta non si ferma allo scendere in piazza e gridare, ma potrà terminare quando avrò ricevuto risposte accettabili e argomentate.
Ritengo qualsiasi risposta non sufficientemente argomentata una forma di estremismo e di chiusura mentale, che può dare origine solo a violenza e discriminazione.
Io cercherò sempre di darne a chi ha voglia di ascoltarle e ne vorrò sempre ricevere altrettante perché solo chi cerca un dialogo può ritenersi difensore della democrazia e del sistema democratico tanto rivendicato.


Giacomo Baraldi


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